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La Complessità del Sentire nella Società dell'Apparire

Viviamo nell'epoca dell'involucro perfetto. Osservando le nostre città, i nostri uffici o le "piazze" digitali dei social media, veniamo travolti da un'estetica impeccabile: corpi scolpiti da ore di palestra, volti curati nei minimi dettagli, abiti che comunicano uno status di vincente. Ma dietro questa facciata "ben impacchettata", cosa è rimasto della nostra capacità di sentire?

Il problema della società contemporanea non è solo un’incapacità psicologica di gestire le emozioni; è una vera e propria anestesia sensoriale. Abbiamo smesso di abitare la nostra pelle.

Il corpo come involucro, non come antenna

Essere umani significa essere fatti di un "dentro" e di un "fuori". Idealmente, la pelle dovrebbe essere una membrana permeabile, un’antenna capace di captare il mondo e tradurlo in sensazioni fisiche. Invece, l'abbiamo trasformata in uno scudo.

Ci riempiamo la bocca di parole come "cuore" e "sentimento", ma abbiamo perso il contatto con la dimensione biologica del sentire. Parlo del brivido che sale lungo la schiena, del calore improvviso che avvampa le guance, del pizzicare della pelle davanti a un’ingiustizia o della scossa elettrica di un contatto cercato. Oggi, troppe persone hanno gli occhi aridi: non sentono più quella pressione dolce e dolorosa che precede il pianto, quel bagnarsi degli occhi che è il segno più autentico di una commozione profonda.

Senza questa "fisicità del sentire", l’emozione non trova sfogo nel corpo e ristagna, trasformandosi in un tumulto sordo che porta inevitabilmente alla rabbia cieca o alla chiusura relazionale totale. Se non sento la scossa, non sento l’altro, e se non sento l'altro, posso colpirlo senza provare nulla.

L’inganno del "pacco regalo" e la sfiducia sociale

L’uomo moderno è diventato un esperto di packaging. Siamo come splendidi pacchi regalo, chiusi con nastri di seta e carta lucida. Il dramma è che, una volta aperti, il contenuto è spesso ermeticamente disordinato. Dentro quel pacco non c’è una struttura, non c’è una meta, non c’è un significato; c'è solo un groviglio di paure non elaborate e desideri indotti.

Quando la "sorpresa" del pacco si rivela essere, in gergo, un "pacco" (una truffa, un vuoto), si genera una sfiducia sociale diffusa. Se non posso più identificare chi ho davanti attraverso la coerenza tra la sua pelle e la sua anima, smetto di fidarmi. Un tempo, l’autenticità trapassava dagli occhi e dai gesti. Una donna elegante o un uomo di distinzione portavano con sé una personalità che trasudava dallo stile. Oggi, dietro fisici perfetti e look alla moda, troviamo spesso persone fragili che hanno paura persino della propria ombra. L'involucro non serve più a esprimere il sé, ma a nascondere il fatto che il sé sta svanendo.

Il paradosso del tempo e l'effimero

Perché siamo arrivati a questo punto? La risposta è brutalmente pragmatica: le ore del giorno sono sempre le stesse. Se dedichiamo la maggior parte del nostro tempo alla manutenzione dell'involucro (tra estetica, palestra, filtri social e cura dell'immagine) non resta spazio per l'arredamento interno.

Il tempo fugge e, in questa corsa alla superficie, tutto diventa effimero. Senza il "sentire" fisico, la vita perde il suo peso specifico. Tutto scivola via senza lasciare traccia, senza senso, senza una meta che vada oltre il prossimo "like" o il prossimo acquisto.

Non meravigliamoci dei giovani

In questo scenario, la reazione dei giovani non deve sorprenderci. Se crescono in un mondo dove l’esempio degli adulti è quello di un "disordine ermetico" protetto da una maschera di perfezione, come possono imparare a gestire l’uragano delle loro emozioni? I ragazzi reagiscono al vuoto con la violenza o con l'apatia perché non hanno mai visto nessuno piangere di gioia o tremare di autentica emozione. Hanno visto solo involucri.

In conclusione, dobbiamo tornare a sentire sulla pelle. Dobbiamo avere il coraggio di essere "disordinati" fuori, se serve, per rimettere ordine dentro. Umanizzare le relazioni significa ricominciare a permettere al mondo di toccarci, di farci pizzicare la pelle, di farci bagnare gli occhi. Solo quando torneremo a essere autentici "dentro e fuori", potremo ricostruire quella fiducia sociale che è l'unica vera difesa contro la barbarie dell'apparire.

L'educazione che non c'è

L'episodio che si è verificato l'altra sera a Vernate ricorda un pò quannto avveniva in passat, precisamente in tempo di guerra. Era allora e nell'immediato periodo post bellico cehe, sotto le rovine di strutture distrutte o ancora nelle ampie camoagne, i ragazzini ritrovavano ordigni bellici inesplosi che pioi custodivano gelosamente, quasi fossero tesori. Del tutto ignari del pericolo che stavano correndo. Oggi non è cosi, la communicazione e i media danno informazioni costanti che, però, spesso non vengono recepite. 

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